Parrocchia San Maurizio Martire

si trova in Via Umberto a Calasetta
Telefono: 0781/88415

Il Parroco, Don Giovanni Cauli, celebra messa nei seguenti orari:

mesi invernali (da ottobre a metà giugno):
feriali e sabato alle ore 18,00
festivi e domeniche ore 8,00 ore 10,00 ore 18,00
 mesi estivi (da metà giugno a tutto settembre) :
feriali e sabato ore 19,00;
festivi e domeniche ore 7,30, ore 9,30, ore 19,00.
Una messa viene celebrata anche a Cussorgia nella chiesa dedicata a Cristo Re  alle ore 8,30, luglio e agosto.
La chiesa 

La chiesa è dedicata a San Maurizio Martire in ricordo dell’ordine Mauriziano che nel Settecento guidò e sostenne l’insediamento della nuova popolazione nell’isola di Sant’Antioco. La festa del Patrono si celebra il 22 settembre.

L’appuntamento, sempre molto atteso dai Calasettani, ha il suo momento culminante nella lunga processione che percorre le principali vie del paese, alla quale prendono parte, oltre alle autorità civili e religiose, i rappresentanti delle comunità liguri gemellate con Calasetta, la banda musicale locale, le associazioni parrocchiali, gruppi di persone in costume a piedi e a cavallo e figuranti che sfilano con una ricostruzione dello stendardo e dell’abito dell’ordine Mauriziano.

San Maurizio è rappresentato da una statua in legno policromo di modeste dimensioni, che rappresenta un legionario romano a cavallo.

Alla manifestazione religiosa si uniscono i festeggiamenti civili che variano di anno in anno.

Un po’ di storia

L’edificazione dell’edificio ecclesiastico era stata prevista nel progetto del contesto urbanistico. Di fatti l’architetto piemontese Giuseppe Viana , che lavorò tra l’alto alle chiese di Bonaria a Cagliari e del Carmine a Oristano già nel 1771, elaborò un progetto completo che purtroppo non venne mai realizzato.

Le celebrazioni liturgiche si svolgevano in un magazzino lungo 10 metri, che poteva servire anche come ricovero per gli ammalati. Secondo il Mons. Gautier doveva essere l’Ordine Mauriziano a dover finanziare la costruzione della chiesa come stabilito dai Capitoli di Convenzione . Nel 1781 il Conte Giovanni Porcile divenuto sub feudatario dell’isola di Sant’Antioco fece costruire una cappella formata da due stanze di 35 palmi di lunghezza e 17 di larghezza.

Durante i primi vent’anni dell’800 il progetto della chiesa fu affidato all’architetto Basso e ancora al capo mastro di Carloforte Francesco Obinu, ma anche questa volta il progetto si arenò.

Grazie ai documenti, sappiamo che durante la celebrazione delle Messe i fedeli erano costretti a restare fuori, esposti all’inclemenza dei venti e della pioggia o all’insopportabile calore estivo.

Nel marzo del 1837 il progetto per la costruzione fu affidato all’Architetto Pinna, la consacrazione avvenne nel 1839, inoltre per la pavimentazione del presbitero fu utilizzato materiale proveniente dalla chiesetta della tonnara di Calasapone.

Fu consacrata nel 1838. L’impianto originario era a pianta centrale a forma quadrata.

L’accrescimento demografico portò la necessità di ampliare l’edificio, progetto che fu attuato grazie alla fede degli abitanti e quindi alla loro generosità e operosità nel raccogliere e donare i fondi necessari, nonostante tali presupposti solo negli anni ’50 del ‘900 furono avviati i lavori di ampliamento con lo sfondamento dell’abside e il prolungamento dei muri laterali.  Tuttavia, dopo l’ampliamento del 1956, la pianta fu modificata a croce latina, con lo sfondamento dell’abside e prolungamento delle pareti laterali, oggi risulta costituita da tre navate separate da pilastri e arcate.

Questa parrocchiale dall’aspetto “orientaleggiante”, si presenta con un impianto sormontato da due torrette campanarie e una cupola schiacciata rivestita a squame. La chiesa inizialmente fu ornata all’interno con materiale marmoreo proveniente dall’antica chiesetta della tonnara di Calasapone e con un mosaico romano rinvenuto in una località prossima all’abitato.
La facciata, intonacata di bianco e celeste, classicheggiante, a forma di antico tempio, è scandita da sei lesene poggianti su uno zoccolo. I capitelli ionici sostengono un architrave al di sopra del quale vi è un frontone triangolare nel cui timpano si apre un finestrone circolare.

L’interno è stato rimaneggiato in occasione dei restauri del 1956. L’aula è trinavata, le navate laterali sono grandi cappelle comunicanti voltate ad altezza inferiore rispetto alla centrale, ripartite da due pilastri per lato ed un terzo che si inserisce direttamente sulla struttura absidale. La volta della navata centrale è in finto cassettonato e termina nell’abside semicircolare decorato da una grande conchiglia. Dall’abside si accede alle due sacrestie con secondo ingresso che immette direttamente nella zona presbiteriale.
In corrispondenza del coro si trova una pittura muraria dell’artista tedesco Jorg Schreyogg (1914) rappresentante la parabola evangelica della Pesca Miracolosa.

Si ringrazia l’associazione culturale “il Maestrale, eco di voci tabarchine” per il contributo alla stesura del testo

 

associazione culturale Il Maestrale, eco di voci tabarchine

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